Origini del porto di Ischia

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Origini del porto di Ischia

Il lago d'Ischia diventa porto

Re Ferdinando II, del Regno delle Due Sicilie, nel 1853 giungeva ad Ischia per prendere alloggio nel palazzo Buonocore, diventato, per volere dei suoi predecessori, proprietà dello Stato Borbonico e trasformato in casina reale. Già suo nonno Ferdinando IV (detto anche Ferdinando I re delle Due Sicilie) aveva preso dimora più volte nel palazzo del protomedico Francesco Buonocore e s'era innamorato del luogo, sì da richiederlo per propria abitazione onde trascorrervi le ore di svago da dedicare alla caccia e alla pesca. Come suo nonno, Ferdinando II raggiungeva la casina reale attraccando con il piroscafo reale sul molo che si trovava in Ischia Ponte. Dopo alcune visite, il re si rese conto che era più comodo raggiungere la casina attraccando direttamente nei pressi.

Consigliato da ingegneri, si risolse a trasformare il lago in sicuro porto. La cosa era realizzabile, purché si tagliasse la striscia di terra che separava il lago dal mare aperto. Il re ordinò i lavori che furono affidati al luogotenente del Genio Domenico Milo e successivamente a Camillo Quaranta.

I lavori iniziarono il 25 luglio 1853 con l'apporto della popolazione e di gran numero di coatti che si trovavano imprigionati nelle carceri del Castello Aragonese. Fu un lavoro immane, date le cognizioni tecniche e gli strumenti dell'epoca. Rischiando la vita ad ogni ora, decine di sommozzatori scendevano nelle viscere del mare per scavare i fondali e per tagliare la lingua di terra. La cronaca del tempo non ci descrive i morti e i feriti né ci narra delle difficoltà che dovettero essere superate. Con maggiori dettagli, invece, ci parla dell'inaugurazione del porto avvenuta il 17 settembre 1854. Due mesi prima, il 31 luglio, il real piroscafo "Delfino" vi aveva fatto trionfale ingresso.

La famiglia reale assistette alla manifestazione inaugurale in pompa magna dalla loggetta di una villa costruita per l'occasione, la "Pagoda", padiglione in stile cinese circondato da ameno giardino, ora parco pubblico. Per la circostanza vennero inaugurate anche nuove strade per i casali di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio (la esistente via Borbonica). Alla festa partecipò tutta la popolazione di Ischia e la nobiltà del Regno. L'evento era davvero eccezionale ed ognuno voleva essere presente alla cerimonia da raccontare a chi era assente.
Duecento imbarcazioni addobbate a festa eseguirono diversi giri per il porto; su alcune di esse bande musicali intonarono marcette militari e musiche popolari napoletane, su altre si spararono mortaretti come pure sulla terraferma, ove erano state accese luminarie.

Navi reali presidiarono il nuovo porto, tra cui la Lancia al servizio particolare del re, e piroscafi reali, come il Tancredi, la Saetta, il Delfino, l'Antilope, la Cristina. La cerimonia iniziò alle ore 5 pomeridiane. Il re, dopo aver incontrato il vescovo d'Ischia, mons. Felice Romano, diede il segnale prestabilito per l'inaugurazione del porto. Allora colpi di cannoni a salve annunziarono alla numerosissima folla che il porto era funzionale. La regata storica nello specchio d'acqua diede la misura dell'eccezionalità dell'evento. Con ogni probabilità vennero invitati i rematori della vicina Amalfi e di altre contrade marinare, esperti in simili manifestazioni. Tutti quelli che possedevano una barca furono invitati a prendere parte alla regata. Grossi pescherecci e piccole barche addobbate con frasche, canne, pampini, bandiere e con ogni altro mezzo a seconda delle finanze fecero il giro del portò. I pescatori con le loro famiglie, arrivati all'altezza della Pagoda, ove assisteva la famiglia reale, esplodevano in inni di gioia e di ringraziamento.

I festeggiamenti dovettero durare diversi giorni, se è vero che il 26 settembre lo stesso re posava la prima pietra della nuova chiesa di Portosalvo. II porto veniva munito di scogliere (realizzate in parte anche con gli scogli estratti dai fondali dell'ex lago) e di un avambraccio dotato di faro, che venne acceso la prima volta il 15 dicembre 1856 insieme con le lanterne ai lati della bocca del porto, di colore rosso e verde. Il faro venne ordinato presso una ditta francese.

Da Ischia Ieri e oggi - G.Di Meglio