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L'isola d'IschiaVi segnaliamo ... |
La Viticoltura
Le colture sull'isola si estendono dalle coste fin sugli irti pendii montani dove cellai e terrazzamenti, costruiti con rinforzi di muri a secco di pietra di tufo verde, consentono la coltivazione della vite. Dal 1500 il vino bianco sfuso veniva esportato via mare verso la terraferma ai principali mercati italiani e stranieri fino in Dalmazia, veniva posto in "carrati" trasportati dalle vinacciere (barche a vela). Dal 1955 a oggi il cambiamento dell'economia isolana è stato radicale. Lo sviluppo rapido del turismo, che è diventato la principale risorsa economica dell'isola, ha indebolito e in parte cancellato il passato culturale di una tradizione che andava protetta e salvata. Dal 1929 ad 1990 la produzione di vino è passata da 250.000 a 62.000 ettolitri l'anno, e dei 2747 ettari destinati a vigneti si è passati a soli 900 ettari nel 1990, di cui 600 rappresentano la viticoltura di pendenza. Oggi vi è una particolare ripresa della produzione vinicola anche per il prestigio che la qualità del vino d'Ischia mantiene sul mercato.
Indichiamo le qualità di uve più comuni e diffuse, tutte coltivate sull'isola certamente da 300 anni: Nel modo di condurre il vigneto è frequente la spalliera costituita da pali di castagno e canne su cui è tradizionale allevare il ceppo ad altezza variabile, fino a 2 mt. nei vigneti del versante Nord/Est. Le distanze tra i filari di viti vanno dai 70 cm a 1 mt e 20 cm. La potatura si effettua manualmente in genere nei periodi da gennaio a marzo. Anche la raccolta è manuale e avviene a seconda delle zone da agosto a novembre e le produzioni ad ettaro vanno mediamente dai 70 ai 90 quintali all'anno. |
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